La ricerca scientifica in omeopatia è stata il cuore tematico dell’ultimo convegno tenuto dall’Homeopathy Research Institute (HRI), che ha presentato le più importanti evidenze scientifiche in questo ambito. Ente internazionale indipendente, l’HRI è stato fondato a Londra nel 2007 per promuovere e monitorare la ricerca scientifica di alta qualità in omeopatia a livello globale. Il lavoro dell’istituto si concentra principalmente sulla revisione degli studi più rilevanti condotti dalle università, dagli istituti di ricerca e in diversi contesti clinici, secondo approcci metodologici di alta qualità e con l’impiego delle più avanzate tecniche di laboratorio.
Numerosi i ricercatori internazionali intervenuti al convegno tenutosi a Londra; tra questi la dott.ssa Francesca Truzzi, biologa e ricercatrice presso l’Università di Bologna.
Dalla medicina convenzionale alla ricerca scientifica in omeopatia: la parola a Francesca Truzzi
Il percorso di Francesca Truzzi nel campo della ricerca scientifica in omeopatia è iniziato dopo una lunga esperienza nell’ambito della medicina convenzionale, durante la quale ha studiato il meccanismo di azione dei farmaci sulla salute umana. Il passaggio arriva nel 2017, grazie alla collaborazione con il prof. Giovanni Dinelli, professore ordinario all’Università di Bologna e Direttore del Master di I livello in Produzioni Biologiche, il cui lavoro si concentra sugli effetti dell’omeopatia sulle piante. La dott.ssa Truzzi inizia quindi a studiare l’azione delle diluizioni omeopatiche sulla salute umana e in particolare sull’intestino, utilizzando modelli cellulari in vitro.
Ricerca scientifica in omeopatia: l’importanza della ricerca fondamentale
La ricerca fondamentale in omeopatia utilizza un approccio multidisciplinare per studiare il meccanismo d’azione delle diluizioni omeopatiche. Due sono le aree principali: la ricerca chimico-fisica e la ricerca sui modelli biologici. La prima indaga le proprietà delle diluizioni omeopatiche, mentre la seconda si occupa di comprendere gli effetti di queste ultime sui sistemi viventi, attraverso studi in vitro, che utilizzano modelli sperimentali a livello cellulare, e in vivo, ossia su organismi viventi nella loro interezza. Questi esperimenti di laboratorio offrono evidenze oggettive e riproducibili dell’attività biologica delle diluizioni omeopatiche, che non possono in alcun modo essere riconducibili all’effetto placebo.
Ricerca scientifica in omeopatia: studi sugli effetti dell’Arsenicum Album
La ricerca scientifica in omeopatia, portata avanti da Francesca Truzzi, riguarda l’effetto di alcune diluizioni omeopatiche e nello specifico di Arsenicum album sull’infiammazione intestinale. Utilizzando modelli sperimentali a livello cellulare, è stato possibile verificare la capacità di Arsenicum album ad alte diluizioni di prevenire e di curare l’effetto dello stress ossidativo indotto nel modello intestinale, al di là dell’effetto placebo.
Numerosi gli studi condotti sugli effetti di Arsenicum album nell’ambito della ricerca scientifica in omeopatia. Fra questi possiamo citare uno studio randomizzato in doppio cieco condotto sulle lenticchie d’acqua dolce “stressate”, in quanto leggermente avvelenate dall’arsenico, sulle quali sono stati osservati gli effetti del trattamento con alte diluizioni di arsenico. Lo studio fornisce prove empiriche dell’efficacia delle diluizioni omeopatiche, anche alle potenze più elevate e dal momento che gli studi riguardavano organismi vegetali, è possibile escludere un effetto placebo.