Ricercatori, medici e professionisti sanitari si incontreranno in Turchia per ECIM 2026, il Congresso Europeo di Medicina Integrativa, in programma insieme al quarto Congresso Internazionale di Medicina Tradizionale e Complementare. L’appuntamento si terrà al Gloria Golf Resort Convention & Event Center di Belek, nella regione di Antalya. Al centro, il dialogo tra ricerca, pratica clinica e organizzazione dell’assistenza.
Per la dottoressa Antonella Ronchi, Presidente FIAMO, il valore dell’incontro risiede soprattutto nella possibilità di mettere in relazione esperienze maturate in contesti differenti: “Bisogna proprio che il mondo dell’omeopatia riesca a far sentire la sua voce e questa è un’occasione importante”.
ECIM 2026: quali temi saranno al centro del congresso?
Il programma annunciato comprende salute della donna, pediatria e adolescenza, malattie croniche, salute mentale e invecchiamento. Ricerca, formazione e integrazione nei sistemi sanitari attraverseranno il confronto tra le diverse discipline.
La Presidente Ronchi legge questa varietà di temi come un’opportunità per condividere conoscenze e discutere il contributo dei differenti approcci. Ricordando una precedente edizione (la 5ª) alla quale aveva partecipato a Firenze nel 2012, osserva che l’omeopatia aveva allora una rappresentanza limitata. Così, l’appuntamento di Antalya costituisce una nuova occasione per presentare le esperienze cliniche omeopatiche all’interno di un dibattito internazionale più ampio.
Omeopatia e oncologia integrativa: il focus sul tumore al seno
Tra gli incontri in programma ci sarà una sessione dedicata all’omeopatia e oncologia integrativa, con un focus sul tumore al seno. Il titolo annunciato, “Homeopathy and Integrative Oncology: From Theory to Clinical Practice with a Focus on Breast Cancer”, richiama il passaggio dalla teoria alla pratica clinica.
È uno degli appuntamenti sui quali la dottoressa Ronchi richiama maggiormente l’attenzione, sottolineando che il confronto riguarda il possibile inserimento dell’approccio omeopatico in un percorso condiviso con gli specialisti. “Non si tratta – spiega la dottoressa – di una sostituzione di una terapia convenzionale, quanto di un affiancamento”. In questa prospettiva il congresso può offrire uno spazio per discutere modalità di collaborazione, esperienze e questioni ancora aperte, mantenendo distinti i ruoli e le competenze dei professionisti coinvolti.
Il contributo italiano al congresso di Antalya
La sessione riunirà Elio Giovanni Rossi, Francesco V. Marino e Francesca Andreazzoli, insieme a Elizabeth Thompson e Bindu Pulparampil. La presenza dei relatori italiani porterà nel confronto internazionale anche esperienze sviluppate nel nostro Paese.
“L’intervento del dottor Rossi verterà sul percorso diagnostico terapeutico assistenziale in oncologia integrativa della Regione Toscana, mentre quello del dottor Marino sulla raccolta e presentazione dei casi clinici”.
La dottoressa evidenzia che le esperienze locali hanno bisogno di condizioni organizzative adeguate, per svilupparsi a livello nazionale: “Questo tipo di interazione richiede un impegno istituzionale”.
Il congresso assume così anche l’impronta di un’occasione per comprendere come rendere più strutturato il lavoro tra professionisti e quali elementi possano favorire progetti di ricerca condivisi.
Perché il confronto tra specialisti è importante
Per la Presidente Ronchi, uno dei punti centrali di ECIM 2026 sarà la possibilità di discutere direttamente con colleghi che operano in realtà sanitarie diverse. Presentare il proprio lavoro significa anche renderlo conoscibile, sottoporlo al confronto e chiarire come si colloca nel percorso assistenziale.
“È importante uno scambio proprio di informazioni”, sottolinea, richiamando la necessità di un dialogo tra medico omeopata e oncologo.
L’attesa per l’appuntamento di dicembre riguarda quindi tanto i contenuti delle relazioni quanto le occasioni di collaborazione che potranno nascere. “Portare le esperienze italiane a ECIM significa contribuire a questo scambio, mettendo al centro la conoscenza reciproca e il confronto sulla pratica clinica”.
