La Dott.ssa Antonella Ronchi torna alla guida della FIAMO (Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati) per il triennio 2026/2029. Una nomina che segna un passaggio importante per l’omeopatia in Italia, in una fase di evoluzione scientifica, normativa e culturale del settore.
Già presidente per 18 anni, dal 2002 al 2020, Ronchi ha successivamente lasciato il testimone a Bruno Galeazzi, accompagnando comunque da vicino le attività della Federazione. Oggi riprende il ruolo con un obiettivo preciso: garantire continuità al lavoro svolto e costruire le basi per la futura governance.
Un’intervista per approfondire il significato di questa nuova elezione, le priorità strategiche della FIAMO e le prospettive della medicina omeopatica nel contesto della salute integrata.
Dott.ssa Ronchi, cosa rappresenta questo ritorno alla presidenza FIAMO?
“Rappresenta innanzitutto un passaggio di continuità. Ho ricoperto la presidenza per un lungo periodo, dal 2002 al 2020, per un totale di 18 anni, e successivamente ho lasciato il ruolo a Bruno Galeazzi, che ha guidato la Federazione per due mandati svolgendo un lavoro molto significativo. Oggi torno con l’obiettivo di accompagnare una nuova fase, garantendo stabilità e preparando il terreno per la futura FIAMO”.
Un ritorno che si inserisce quindi in una visione di medio periodo, orientata alla costruzione di una transizione solida e condivisa.
Com’è composto il nuovo Consiglio Direttivo FIAMO?
“Direi che il nuovo Consiglio Direttivo riflette la multidisciplinarità che caratterizza l’omeopatia contemporanea”. Accanto alla presidente Ronchi, troviamo:
- Sara Faggin, medico veterinario, già presente nel precedente consiglio e confermata come segretaria nazionale.
- Marco Caviglioli, veterinario con esperienza in precedenti mandati.
- Paolo Benedetti, medico, al suo primo incarico.
- Renata Calieri, farmacista, anch’essa al primo mandato.
Come evidenziato anche nel comunicato ufficiale FIAMO, la nuova governance unisce esperienza consolidata e nuove competenze, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra professionisti e promuovere una visione integrata della salute.
Quali sono oggi le priorità per la FIAMO?
“Le priorità si articolano su due livelli distinti ma strettamente interconnessi. Da un lato, il rafforzamento interno della comunità medica omeopatica. Dall’altro, il potenziamento della comunicazione verso l’esterno e del dialogo con le istituzioni e le altre realtà del settore”.
Oggi l’omeopatia affronta una sfida complessa, per il ricambio generazionale dei giovani medici e farmacisti.
“È senza dubbio una sfida complessa che riflette un cambiamento più ampio nel mondo della formazione e della pratica clinica: oggi i giovani medici, già nei primi anni dopo la laurea, tendono a orientarsi verso percorsi altamente specialistici e strutturati, con tempi e modalità che lasciano poco spazio all’esplorazione di approcci integrati come l’omeopatia. È una difficoltà che osserviamo non solo in Italia, ma anche a livello europeo”.
In questo contesto, FIAMO intende lavorare per rendere l’omeopatia più accessibile e comprensibile alle nuove generazioni, valorizzandone il ruolo nella presa in carico globale del paziente e promuovendo percorsi formativi di qualità. Parallelamente, resta centrale il consolidamento della comunità professionale già esistente, favorendo il confronto tra medici, veterinari e farmacisti e sostenendo lo sviluppo di competenze sempre più solide e condivise.
Accanto a questo lavoro interno, un’altra priorità riguarda la comunicazione e il posizionamento dell’omeopatia nel contesto sanitario contemporaneo. “È importante passare da un approccio difensivo a uno propositivo”, evidenzia la presidente, sottolineando la necessità di raccontare in modo più efficace i risultati della ricerca, le esperienze cliniche e il valore dell’approccio omeopatico.
“In questa direzione, è fondamentale rafforzare il dialogo con le istituzioni, con le altre associazioni e con il pubblico, contribuendo a costruire una cultura della salute più aperta all’integrazione tra diversi modelli terapeutici”.
Qual è il ruolo dell’omeopatia all’interno della medicina contemporanea?
“La medicina è una sola. L’omeopatia offre un approccio diverso, che può essere particolarmente utile nella gestione delle patologie croniche e nella prevenzione, evitando in alcuni casi il ricorso immediato a terapie più aggressive”.
L’integrazione tra diversi modelli terapeutici diventa quindi un elemento chiave per rispondere ai bisogni complessi dei pazienti.
Quanto è importante oggi la ricerca scientifica in omeopatia?
“È fondamentale. Negli ultimi anni sono stati prodotti numerosi studi, ma è necessario continuare a investire e, soprattutto, comunicare i risultati. Per questo utilizziamo anche i fondi del 5 per mille per sostenere progetti di ricerca”.
Dalla ricerca clinica a quella in ambito agro-omeopatico, l’obiettivo è costruire una base sempre più solida di evidenze scientifiche.
Quali sono le principali sfide normative per il settore?
“Sono tutti temi complessi, che richiedono un confronto costante con le istituzioni e una visione chiara del ruolo dell’omeopatia all’interno del sistema sanitario italiano”.
Il contesto normativo è in continua evoluzione e presenta ancora diversi nodi aperti, tra cui:
- la regolamentazione della formazione
- il ruolo delle università
- il riconoscimento delle competenze
- la definizione dei medicinali omeopatici.
Qual è la sua visione per il futuro dell’omeopatia?
“A livello internazionale esistono modelli in cui l’omeopatia è pienamente integrata nel sistema sanitario. Questo dimostra che è possibile costruire un approccio più aperto e inclusivo. Uno degli obiettivi dovrebbe essere proprio quello di garantire la libertà di scelta terapeutica. È importante che i pazienti possano accedere a diversi approcci di cura, all’interno di un sistema regolato e sicuro”.
Una medicina centrata sulla persona
La visione della Dott.ssa Ronchi è quella di una medicina capace di integrare competenze diverse, mantenendo al centro il paziente: “L’omeopata è ancora oggi una figura che prende in carico la persona nella sua globalità. Questo rappresenta un valore importante, soprattutto in un contesto sempre più specializzato”.
