Perché avete deciso di dare vita a un’associazione di “amici dell’omeopatia”?
Anzitutto, perché pensiamo che ce ne sia bisogno. Molte persone oggi si sentono smarrite, confuse riguardo alla cura della propria salute. Non si ritrovano completamente nell’”offerta” della medicina convenzionale, e vorrebbero seguire un approccio più naturale, che tenga conto anche degli equilibri mente-corpo. L’omeopatia è una risposta, secondo noi, valida e al passo con i tempi. Rappresenta un’opportunità di grande interesse ma va conosciuta e saputa utilizzare meglio. Ecco perché ci poniamo l’obiettivo di informare tutti coloro che, pur non conoscendo o conoscendo solo parzialmente l’omeopatia, sono interessati ad approfondire questo approccio terapeutico. Ci rivolgiamo anche a chi già si cura con l’omeopatia ma non si sente sufficientemente rappresentato. Questo non è giusto: la Costituzione Italiana sancisce un importante principio, quello della libertà di scelta terapeutica.
Che posto occupa la figura del medico dal vostro punto di vista?
Fondamentale. Il rapporto medico-paziente deve ritornare al centro della cura. Questo è un valore che la medicina omeopatica e quella antroposofica portano con sé da sempre. L’attenzione per il paziente, l’ascolto delle sue emozioni, il rispetto della sua unicità si sono persi con la trasformazione della medicina in una pratica asettica, frettolosa, che lascia frustrati e insoddisfatti molti pazienti.
Ci racconti come è iniziata la sua storia di paziente omeopatica
Avevo poco più di vent’anni quando il caso mi ha portato a lavorare nel primo negozio di prodotti biologici di Milano, aperto nei primi anni Settanta. Era un centro molto attivo, frequentato da agricoltori ma anche da molti medici perché fin da allora si era capita l’importanza del forte legame tra alimentazione e salute, fra terra e uomo. Ho cominciato a seguire la medicina antroposofica e mi sono ritrovata a lavorare come editor sui libri di medicina naturale e poi come giornalista specializzata in questo settore. Nel tempo, mentre vedevo risolversi con l’omeopatia tanti piccoli e grandi problemi di salute miei e dei miei famigliari e amici, mi sono sempre più convinta che questa fosse la strada giusta.
Anche in base alla sua esperienza, quale pensa dovrebbe essere il posto dell’omeopatia nella cura della persona?
Anzitutto, l’omeopatia e l’antroposofia sono eccezionali nella prevenzione delle malattie e nel trattamento dei primi sintomi. Se un bambino è ben curato nelle frequenti malattie dell’infanzia il suo sistema immunitario sarà più forte e crescerà più sano. Avrà quindi meno bisogno di farmaci. Lo stesso vale per gli anziani. Naturalmente le cure vanno condotte sotto la supervisione del medico.
A questo proposito, cosa pensa del fai da te con l’omeopatia?
Seguendo il consiglio di uno specialista esperto, il fai da te può essere utile per affrontare piccoli disturbi, come un fastidio digestivo o un trauma, come un dolore muscolare o un ematoma. Ma deve essere supportato dalla presenza di un medico curante, al quale occorrerà rivolgersi per trattare patologie croniche o più complesse. Ma resta un fatto fondamentale: il paziente omeopatico si informa e cresce nella consapevolezza del rapporto con il proprio corpo e la salute. Non delega al medico ma si assume le sue responsabilità nel percorso di benessere.
Che dire invece del fatto che sempre più persone si curano con ChatGPT?
Credo che questo sia l’effetto di una disaffezione, di uno scollamento, tra medico e pazienti. Nessuno va più a fare una visita a domicilio nel campo della medicina convenzionale. Occorre invece recuperare la fisicità che è propria dell’approccio omeopatico.
Non solo. Occorre andare sempre più in direzione di una medicina personalizzata. E su questo la medicina omeopatica è sempre stata un passo avanti.
C’è però tanta diffidenza nei confronti della medicina integrativa e omeopatica. Come pensate di scioglierla?
Per prima cosa, rivolgendoci a chi già oggi si cura con l’omeopatia. E stiamo parlando di un italiano su cinque sopra i 18 anni. La disinformazione c’è sempre stata, anche 50 anni fa. L’importante è che lo Stato risponda a questo diritto dando la giusta dignità e il giusto riconoscimento all’omeopatia, senza denigrarla.
Un primo passo sarebbe quello di permettere alle aziende di inserire il bugiardino nelle confezioni dei farmaci omeopatici, così come accade per tutti gli altri medicinali. In questo modo i pazienti potrebbero accedere a informazioni corrette sul loro utilizzo.
In conclusione, come pensate di comunicare ai vostri potenziali iscritti l’importanza di prendere parte alla vita dell’Associazione?
Crediamo che sia importante mantenere un atteggiamento positivo, scevro da pregiudizi ma anche da comportamenti vittimistici. È importante fare giusta comunicazione, e affrontare i problemi pratici che incontriamo in questo mondo, come la difficoltà di trovare medici e farmaci omeopatici. Siamo convinti che questo atteggiamento sarà vincente. Dopotutto non dimentichiamo che in tutto il mondo l’omeopatia conta milioni di utilizzatori, in Europa, ma anche in India e negli Stati Uniti.
E, a proposito, per terminare, allacciare relazioni internazionali è un altro impegno che ci siamo dati.

