Alberto Laffranchi, medico radiologo, è cresciuto in un mondo – quello della medicina tradizionale appunto – affascinante e stimolante, ma di cui non ha mai sottovalutato le contraddizioni: da un lato la scoperta e la produzione di farmaci sempre più potenti ed efficaci, ma dall’altro portatori di molti effetti collaterali, alcuni dei quali molto seri; e, ancora, la velocità di sviluppo della medicina chimica e della tecnologia per la diagnostica ma anche i suoi limiti e la poca o nulla integrazione con altre metodologie e approcci terapeutici. Così, dopo anni di esperienza condotti nel solco della medicina tradizionale, Laffranchi ha voluto esplorare altri sentieri, affiancando alla radiologia la magnetoterapia. In particolare, con le nuove competenze acquisite si è dedicato a contrastare gli effetti collaterali provocati dalle cure oncologiche. Con un certo successo.

A riprova del suo successo, negli anni Novanta, Laffranchi è diventato il punto di riferimento dei chirurghi del Distretto Maxillo-Facciale di Milano, cercato da molti medici per curare i malati evitando l’incertezza e le sofferenze di un intervento chirurgico. “Dopo qualche anno, decisi di aggiungere altre competenze ed esperienze, studiai così omotossicologia, omeopatia e frequentai i corsi di Medicina Naturale all’Università di Milano”, racconta Laffranchi. “Grazie ai farmaci omeopatici e omotossicologici ho avuto la possibilità di curare con ottimi risultati centinaia di pazienti, prevalentemente oncologici guariti dal tumore, ma sofferenti per gli effetti collaterali indotti dalle stesse terapie antitumorali”.

Secondo Laffranchi, aver acquisito le nuove competenze e aver abbracciato la medicina integrata ha dato nuove opportunità a lui, come agli altri medici che hanno seguito un percorso analogo, aiutandolo a uscire dagli schemi troppo rigidi della medicina tradizionale.

L’integrazione delle diverse medicine ha permesso di ottenere importanti miglioramenti anche nel sostegno e nell’accompagnamento delle terapie oncologiche: “Negli ultimi dieci anni, l’oncologia ha subito decisivi cambiamenti non solo per l’auspicata evoluzione dei farmaci, ma anche per le modalità di approccio al malato” spiega Laffranchi. “Passare da un’oncologia per la cura della malattia neoplastica a un’oncologia per la cura del malato con malattia neoplastica ci ha permesso di arrivare a una raccolta di dati diagnostici strumentali complessi che ci ha permesso un approccio di precisione al malato oncologico”.

Sono molti i medici che oggi ritengono che la medicina studiata in Università insegni in modo eccellente l’approccio specialistico alla malattia, ma trascuri la cura della persona nella sua complessità psico-fisica-spirituale. Un approccio che, invece, contraddistingue da anni la metodologia propria delle medicine complementari. “La strada da percorrere – continua Laffranchi – è a mio avviso quella dell’integrazione e non dei reciproci anatemi”.

Ancora oggi, la medicina omeopatica è fortemente contestata non perché non dia risultati clinici, ma perché non se ne comprende il meccanismo d’azione e i suoi successi terapeutici spesso vengono attribuiti all’effetto placebo. Laffranchi sottolinea però che nella sua esperienza ventennale “noi medici abbiamo solo potuto constatare, spesso con stupore, l’efficacia clinica dell’omeopatia, anche di fronte a patologie che si trascinavano da anni, per le quali erano state utilizzate anche le più moderne terapie”. Quindi “anche se non ne conosciamo ancora i precisi meccanismi di funzionamento, ne constatiamo quotidianamente l’efficacia clinica, che a volte risulta persino immediata”.

“Oggi la medicina integrata è ancora un orizzonte auspicato e per raggiungerlo ci sono ancora parecchi passi da fare – afferma Laffranchi. Per esempio, la medicina tradizionale dovrebbe affrontare con mente più aperta ciò che non rientra nei suoi canoni più stretti e considerare anche le ricerche che documentano le evidenze scientifiche dell’omeopatia. Io mi baso sulla mia esperienza diretta: negli anni, le diverse terapie usate, da sole o in associazione con altre cure, mi hanno permesso di ottenere risultati sorprendenti e inattesi, portando alla guarigione definitiva lesioni ormai giudicate incurabili.”

“La medicina moderna – conclude Laffranchi – lo sostiene con forza anche l’OMS, deve studiare la medicina popolare tramandata da generazioni perché anche in quella ci sono approcci utili e sorprendentemente efficaci. E con essa le terapie complementari, tra cui l’omeopatia, per verificarne l’efficacia e documentarne scientificamente l’utilità. E, finalmente, farle diventare parte integrante della routine medica.”

 

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